Tempo di conquiste alla NASA. Con l’arrivo della nuova coppia direttiva l'aria sembra essere davvero cambiata al quartie generale dell’ente spaziale americano. Nominati di recente dal Congress, Charles Bolden e Lori Garver, rispettivamente amministratore e vice-amministratore dell'agenzia spaziale americana, si rivolgono alla "famiglia allargata" dei dipendenti NASA preannunciando grandi imprese, come quella di sparare nello spazio, sulla Luna e su Marte vascelli robotici ed esseri umani insieme.
I festeggiamenti per i 40 anno dello storico allunaggio dell'altrettanto storico trio Armstrong-Aldrin-Collins sono lì a dimostrare il passato di NASA con una testimonianza che non permette confutazioni, e pur tra le tante difficoltà del momento sono in molti, fuori e dentro l'agenzia, a spingere per un rinnovo delle ambizioni che portarono alla più grande impresa tecnologica del secolo scorso. Tutti alla NASA vogliono mandare un equipaggio su Marte, dice Bolden alla platea raccolta a Washington D.C., il problema sta nell'accordarsi sul "come" far ammartare gli astronauti sul pianeta rosso.
Attualmente ci sono due correnti di pensiero sull'argomento: c’è chi preferirebbe tornare prima sulla Luna con un'installazione permanente da usare come base intermedia tra la Terra e Marte e chi, al contrario, vedrebbe con maggiore favore un lancio diretto verso Marte. La questione sarà finalmente risolta quando si arriverà a sintetizzare un piano solido e coerente, dice Bolden, su cui si potranno concentrare tutti gli sforzi, le energie e i fondi di cui potrà disporre la NASA assieme alle altre principali agenzie spaziali.
Secondo Bolden riportare l'uomo nello spazio esterno è prima di tutto un fatto di cuore e poi di testa, ed è all'insegna dello stesso approccio grandioso e un po' folle che sembrano muoversi gli inglesi del British National Space Centre (BNSC), che tra le altre cose stanno valutando la possibilità di modificare il principio sin qui affermato di non finanziare nessuna missione spaziale che coinvolga cittadini del Regno Unito o di qualsiasi altra nazionalità. Si parla, anche in questo caso, di Marte e di uno sforzo necessariamente corale di tutte le nazioni del mondo per raggiungere l'obiettivo.
Per quanto riguarda le osservazioni, l'Hubble Space Telescope ha certamente avuto innumerevoli occasioni per ricoprirsi di gloria con i suoi potenti occhi elettronici, ma nei prossimi anni il Grande Osservatorio in orbita negli strati esterni dell'atmosfera terrestre dovrà lasciare il posto e la gloria al più grande telescopio del mondo in via di costruzione alle Hawaii. Atteso al varo entro il 2018, il telescopio sarà dotato di uno specchio di 30 metri composto da 492 differenti segmenti, distanzierà di parecchie lunghezze le attuali capacità di osservazione di Hubble e sarà nove volte più grande di qualsiasi telescopio terrestre attualmente in attività.
(fonte: punto informatico)
Cristina Moretti
(28-07-2009 15:22)
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